Per continuare il tema dei post precedenti sulla meccanica dei movimenti, oggi vi posto un'analisi (semplificata) delle forze che entrano in gioco quando eseguiamo un movimento con la meccanica della "forza ad impulso" (Pulse Power).
Non avendo le conoscenze utili per affrontare questo argomento così spinoso mi sono avvalso delle competenze del mio allievo ed amico Raffaele Rinaldi a cui porgo i miei più sinceri ringraziamenti.
Buona lettura.
"Per comprendere a
fondo la meccanica alla base di un nostro colpo, cercando di
stabilire nel dettaglio le dinamiche che entrano in gioco quando ci
si appresta a seguire le regole fondamentali di questa complessa
disciplina, è necessario analizzare il movimento da un punto di
vista fisico.
Al fine di poter
svolgere un'analisi così complessa, prendiamo ad esempio la tecnica
più comune, come il pugno Yang o genericamente chiamato pugno
orizzontale.
Si tenga però presente che le considerazioni che
verranno fatte e, con buona approssimazione, le conclusioni alle
quali si perverrà, saranno le stesse anche se si dovesse prendere in
considerazione una tecnica diversa, per ovvie ragioni, prima fra
tutte il fatto che i principi alla base di ciascuna tecnica sono
sempre gli stessi.
Per prima cosa
occorre stabilire la natura della catena cinematica, rappresentata da
braccio, avambraccio e mano, componenti vincolati in corrispondenza
di punti particolari, quali spalla, gomito e polso, che chiameremo
cerniere. Ciascun componente avrà la possibilità di ruotare in
corrispondenza di una di queste cerniere, come una porta ruota suoi
propri cardini.
Nella realtà del
colpo preso in considerazione, ogni elemento è chiamato a ruotare
attorno ad assi diversi in momenti diversi, ma per semplificare la
trattazione si ammetterà che l’asse attorno al quale ruota ciascun
elemento, sia esso braccio, avambraccio o mano, sia uno solo.
Gli studenti
imparano fin da subito a compiere due movimenti fondamentali, al fine
di garantire la tridimensionalità del colpo, che sono la
“rivoluzione” e la “rotazione”.
Per il momento
gli elementi della catena verranno considerati privi della loro
tridimensionalità cercando di semplificare al meglio, ammettendo
cioè che braccio e avambraccio siano delle semplici linee e il pugno
un singolo punto geometrico: questo permetterà per ora di
tralasciare la “rotazione”.
Tralasciata
per un momento la “rotazione”
di cui ci si occuperà a tempo debito, e focalizzandoci sulla
“rivoluzione”, si può fin da subito affermare che essa
viene ottenuta per combinazione delle rotazioni di due particolari
elementi della catena cinematica. In sostanza, il movimento che sembra essere unico, può essere scomposto in due movimenti elementari: rotazione attorno alla "cerniera-spalla" e rotazione attorno alla "cerniera-gomito".
La traiettoria
seguita dall’estremità libera dell’intera catena, in questo caso
il pugno, durante l’esecuzione di una tecnica non è
necessariamente circolare poiché il percorso descritto è la
combinazione dei due moti circolari distinti, esso è più prossimo a
un’ellisse che non a un cerchio e non necessariamente appartiene a
un unico piano.
Tale movimento,
che appare essere unico, risulta dunque come combinazione
di queste due rotazioni più semplici.
La rapidità del
movimento può dare l’impressione che nel suo complesso sia stata
compiuta, con approssimazione più che accettabile, una rivoluzione
in senso stretto.
Restando
nell’ambito del colpo preso in esame, vediamo in che modo esso si
traduca negli effettivi movimenti compiuti partendo proprio dalla
posizione iniziale: gomito basso sulla linea del pettorale (Yin),
mano (o, per meglio dire, pugno chiuso) sulla linea della spalla
(Yang) in posizione arretrata.
Come visto in
precedenza, un movimento è quello di rotazione dell'intera catena
attorno alla cerniera-spalla; un altro è quello di rotazione del
solo avambraccio attorno alla cerniera-gomito. La combinazione dei
due produce la traiettoria del pugno nello spazio, definita
“rivoluzione”.
Ora restituendo
tridimensionalità agli elementi in gioco eseguiamo la “rotazione”
del pugno attorno alla cerniera mano-polso (pugno che adesso ha uno
sviluppo geometrico nello spazio), dando luogo appunto a ciò che i
Maestri indicano come movimento di “avvitamento”,
compiuto nel momento in cui il colpo giunge a bersaglio.
La combinazione
quasi istantanea di questo flusso di movimenti, che dalla spalla
arriva al polso, costituisce la natura del colpo nel suo complesso.
Per rendere
un’idea sempre più precisa di ciò che accade nella realtà, è
necessario introdurre a questo punto un parametro fondamentale agli
elementi che sono stati fin'ora considerati quali semplici oggetti
geometrici. Tale parametro è la “massa”.
La massa è
fisicamente distribuita per tutto il volume di ciascun elemento, la
distribuzione della massa lungo il braccio non è soggetta a
variazioni e questo fatto non può cambiare durante l’esecuzione
del colpo.
Si potrebbe
obbiettare che gli studenti si sentano ripetere che una buona
esecuzione comporti sferrare il colpo facendo in modo che tutta la
massa sia concentrata nel pugno, quasi il proprio braccio debba
diventare il mazzafrusto dei Cavalieri Templari: vedremo come questo
sia in parte vero e come verrà in aiuto all’intera trattazione.
Avendo introdotto
la massa, il discorso si fa da subito molto più complicato, dal
momento che occorre fare riferimento a concetti quali inerzia, peso,
accelerazioni angolari e, considerando che gli elementi ruotano
attorno a degli assi, è necessario introdurre il loro momento
d’inerzia, ovvero l’equivalente della massa per un corpo in
rotazione.
Tutto questo
finisce per complicare enormemente l’intero discorso, distraendo da
ciò che si voleva descrivere in un primo momento.
È bene dunque
introdurre una serie di semplificazioni che nulla andranno a togliere
alla bontà di quanto finora affermato.
Per prima cosa il
pugno verrà considerato di estensione geometrica molto ridotta, il
che vuol dire che tutta la sua massa è concentrata in uno spazio
molto ristretto, quasi un punto; sempre nel pugno si ipotizza
concentrata anche la massa degli altri elementi, che tornano a essere
semplici sviluppi geometrici.
L’analisi
dinamica risulta dunque molto più semplice e in più richiama quanto
già detto a proposito di ciò che i maestri insegnano e
cioè che il braccio va considerato una sorta di mazzafrusto.
Affinchè dunque
il colpo sia efficace è necessario fare in modo che tutto ciò venga
simulato quanto più fedelmente possibile ed è a questo punto che
interviene in nostro aiuto un altro concetto: il "peso".
Cerchiamo dunque
di spiegare per quale ragione si insista tanto sul fatto che l’intento
dell’allievo debba essere quello di concentrare nel pugno tutta la
massa del braccio, sebbene sia stato detto che questo fisicamente non
è possibile.
Prima di
procedere, ritengo sia doveroso avanzare una precisazione: durante le lezioni si sentirà sempre parlare di rilascio del peso, lanciare il peso o
espressioni simili; a rigor di logica, ai fini della nostra
trattazione, è più corretto parlare però di inerzia.
Questo per una
ragione su tutte: il peso è la forza di attrazione gravitazionale
che agisce sulla massa di un corpo ed è sempre diretta verso il
basso. L’inerzia (che fisicamente è sempre una forza) si definisce
invece come la tendenza di un corpo a mantenere il proprio stato di
moto o di quiete, nel momento in cui una forza esterna interviene a
mutarlo.
A questo punto
occorre però fare una doverosa precisazione: quanto affermato
riguardo all’inerzia è valido solo se la traiettoria del corpo è
rettilinea; nel nostro caso invece le traiettorie descritte non lo
sono e dunque sarà necessario riferirsi ad altri parametri. Si è
visto che la massa di un corpo in rotazione prende il nome di momento
d’inerzia ed esso misura la difficoltà a variare il moto del corpo
attorno al proprio asse. È una caratteristica fisica dell’oggetto
che dipende da diversi fattori, come la distribuzione della massa nel
volume, dalla forma dell’oggetto, dall’asse di rotazione e così
via: cambiando uno di questi parametri, per uno stesso oggetto,
cambierà il momento d’inerzia. Ciò non toglie però che esso
abbia delle caratteristiche peculiari che tendono a ripetersi: in
generale sarà tanto più elevato quanto maggiore è la distanza tra
l’asse di rotazione e la zona in cui è concentrata la massa.
Tanto maggiore è
il momento d’inerzia, tanto maggiore sarà la difficoltà a porre
in rotazione l’oggetto attorno a quel particolare asse; di contro
però sarà altrettanto difficile arrestare la rotazione dello stesso
oggetto, intervenendo dall’esterno.
L’allievo
dunque, che ha seguito gli insegnamenti del maestro, avrà la
possibilità di sfruttare questo stato di cose a proprio vantaggio.
Giocando
con la propria muscolatura, egli cercherà di imprimere alla massa
del pugno un’accelerazione angolare quanto più elevata gli sarà
possibile; raggiunta l’accelerazione massima che il suo livello di
allenamento gli consente, non dovrà fare altro che decontrarre la
muscolatura lasciando che il momento d’inerzia del pugno, di valore
elevato perché la massa è distante dall’asse di rotazione posto
in corrispondenza del gomito, conduca a bersaglio il colpo con la
massima intensità.
Quanto più la
muscolatura sarà decontratta, tanto minore sarà la forza che potrà
ridurre il momento d’inerzia di cui la massa si è dotata
inizialmente e dunque tanto più efficace sarà il colpo sferrato. Se
l’abilità di chi pratica è molto elevata, si avrà proprio
l’impressione che tutta la massa del suo braccio sia concentrata
nel pugno, il che si ottiene per via del fatto che l’estremità
libera della catena (pugno), durante la “rotazione”, è posta
alla distanza maggiore dall’asse di rotazione (gomito e/o spalla)
rispetto gli altri elementi (avambraccio e/o braccio) e può
imprimere quindi una forza maggiore.
Con questa
meccanica di movimento le accelerazioni sono molto elevate e le forze
che si possono opporre al momento d’inerzia del pugno sono assai
limitate, proprio in virtù del fatto che i buoni praticanti arrivano
a decontrarre all’estremo la muscolatura, lasciando che l’inerzia
giochi un ruolo preponderante nel trasmettere quasi completamente
l’energia accumulata nella massa concentrata all’estremità della
catena cinematica."
Con questa spiegazione viene descritto scientificamente ciò che accade durante l'esecuzione dei movimenti e ci aiuta a capire ciò che si prova quando si viene a contatto con tali movimenti.
Buon allenamento....


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