12 maggio 2023

Chi si ferma è perduto!

Oggi prendo in prestito il titolo del celebre film del 1960 per sintetizzare il mio percorso marziale degli ultimi 4 anni.

Nel 2018 ho ripreso la mia ricerca nelle Arti Marziali e in modo specifico nel Kung Fu della Cina del sud.
Il sistema che avevo studiato fino a quel momento mi aveva introdotto al lavoro interno e ne ero rimasto affascinato. 
La ricerca di un sistema che soddisfacesse le mie aspettative era cosa ardua ma, come dice il detto "fermati e ciò che stai rincorrendo ti raggiungerà", un anno dopo vidi alcuni video didattici ed interviste di Master Yap Boh Heong  sui 5 Antenati.
Mi attivai subito prendendo contatto con la scuola che avrebbe ospitato Master Yap per un seminario in Germania. Purtroppo arrivò la pandemia che bloccò tutto.
Nel frattempo iniziai la mia pratica nello Yan Shou Gong che mi permise di conoscere personalmente Master Yap a Berlino nel 2022 ed ora il mio percorso marziale prosegue sotto la sua supervisione e del suo rappresentante per l'Europa Lyndon Oudsten.

Vi propongo il seguente video in cui Master Yap spiega le caratteristiche del Kung Fu dei 5 Antenati.
Buona Visione.



https://youtu.be/8Aog6th-hjQ

(video estratto dal canale The Martial Man)


28 marzo 2021

La forma dell'essenza


Al giorno d'oggi il mondo delle Arti Marziali Tradizionali è tra i pochi ambienti in cui gli anziani vengono considerati come un valore inestimabile e da esempio per le generazioni future.

La tradizione ha sempre attribuito grande importanza all'esperienza e ad una lunga e tenace pratica, per questo gli anziani Maestri sono sempre stati rispettati poichè detentori della conoscenza.

E' proprio sulla conoscenza degli anziani Maestri che voglio soffermarmi!

A tutti noi sarà capitato di vedere degli anziani Maestri in azione, mentre insegnavano, mentre eseguivano delle forme oppure mentre eseguivano delle applicazioni    

Quasi sicuramente saremo stati incuriositi, per me è stato così, nel vederli assumere le loro posizioni  alte,  con ginocchia non in tensione, con il bacino lasciato rilassato, il torace non contratto, le spalle basse ecc.. 

Tutte caratteristiche così diverse da quelle che siamo sempre stati abituati a vedere ed allenare.



GM The Kang Hay

 

   GM Yab Cheng Hai                      GM Maeshiro Morinobu 

Personalmente, arrivando da un percorso agonistico dove le forme dovevano essere lunghe, geometricamente belle e molto basse, attribuivo le posture degli anziani Maestri alle necessità fisiche dettate dalla loro età, pensavo che il trascorrere degli anni avesse tolto loro la prestanza atletica dei movimenti, la velocità dei colpi e l'eleganza delle forme.

Ebbene mi sbagliavo!!!!

Negli ultimi 10 anni di studio nelle Arti Marziali la mia pratica si è arricchita delle conoscenze dei sistemi interni, le quali hanno permesso di ampliare la mia visione sull'uso del corpo per generare forza ed esplosività nei movimenti.

In base a quanto detto mi sono reso conto che la mia idea sul modo di muoversi degli anziani Maestri era completamente errata. 
Il loro modo di muoversi è il risultato perfetto tra l'utilizzo dei principi fondamentali del lavoro interno ed una lunghissima e costante pratica.

Ciò che inizialmente può sembrare un movimento o una posizione non perfetta in realtà non lo è, il punto chiave sta nel fatto che anzichè focalizzarsi sugli aspetti esteriori, come ampiezza e geometrie, questi Maestri eseguono dei movimenti che sono l'espressione della funzionalità ed efficienza, esprimono la capacità di utilizzare quelle meccaniche interne che permettono di allineare il corpo in modo da convogliare e gestire la propria forza e quella di un possibile avversario, come ad esempio la capacità di resistere a delle fortissime spinte grazie al giusto posizionamento del bacino, oppure la capacità di generare più potenza in un pugno attivando varie linee di forza all'interno del corpo e che non sono legate al concetto di semplice spinta.

La loro maestria è espressa in movimenti che fluiscono spontanei e che rispettano i canoni di una lunghissima e corretta pratica, movimenti che non hanno più nulla di superfluo ma che esprimono la pura sostanza.

Per questo motivo ritengo che gli anziani Maestri quando si muovono esprimono "la forma dell'essenza".





1 maggio 2020

Fisica dei movimenti di un colpo


Per continuare il tema dei post precedenti sulla meccanica dei movimenti, oggi vi posto un'analisi (semplificata) delle forze che entrano in gioco quando eseguiamo un movimento con la meccanica della "forza ad impulso" (Pulse Power).

Non avendo le conoscenze utili per affrontare questo argomento così spinoso mi sono avvalso delle competenze del mio allievo ed amico Raffaele Rinaldi a cui porgo i miei più sinceri ringraziamenti.

Buona lettura.

"Per comprendere a fondo la meccanica alla base di un nostro colpo, cercando di stabilire nel dettaglio le dinamiche che entrano in gioco quando ci si appresta a seguire le regole fondamentali di questa complessa disciplina, è necessario analizzare il movimento da un punto di vista fisico.
Al fine di poter svolgere un'analisi così complessa, prendiamo ad esempio la tecnica più comune, come il pugno Yang o genericamente chiamato pugno orizzontale. 
Si tenga però presente che le considerazioni che verranno fatte e, con buona approssimazione, le conclusioni alle quali si perverrà, saranno le stesse anche se si dovesse prendere in considerazione una tecnica diversa, per ovvie ragioni, prima fra tutte il fatto che i principi alla base di ciascuna tecnica sono sempre gli stessi.
Per prima cosa occorre stabilire la natura della catena cinematica, rappresentata da braccio, avambraccio e mano, componenti vincolati in corrispondenza di punti particolari, quali spalla, gomito e polso, che chiameremo cerniere. Ciascun componente avrà la possibilità di ruotare in corrispondenza di una di queste cerniere, come una porta ruota suoi propri cardini.
Nella realtà del colpo preso in considerazione, ogni elemento è chiamato a ruotare attorno ad assi diversi in momenti diversi, ma per semplificare la trattazione si ammetterà che l’asse attorno al quale ruota ciascun elemento, sia esso braccio, avambraccio o mano, sia uno solo.
Gli studenti imparano fin da subito a compiere due movimenti fondamentali, al fine di garantire la tridimensionalità del colpo, che sono la “rivoluzione” e la “rotazione”.
Per il momento gli elementi della catena verranno considerati privi della loro tridimensionalità cercando di semplificare al meglio, ammettendo cioè che braccio e avambraccio siano delle semplici linee e il pugno un singolo punto geometrico: questo permetterà per ora di tralasciare la “rotazione”.
Tralasciata per un momento larotazione” di cui ci si occuperà a tempo debito, e focalizzandoci sulla “rivoluzione”, si può fin da subito affermare che essa viene ottenuta per combinazione delle rotazioni di due particolari elementi della catena cinematica. In sostanza, il movimento che sembra essere unico, può essere scomposto in due movimenti elementari: rotazione attorno alla "cerniera-spalla" e rotazione attorno alla "cerniera-gomito".
La traiettoria seguita dall’estremità libera dell’intera catena, in questo caso il pugno, durante l’esecuzione di una tecnica non è necessariamente circolare poiché il percorso descritto è la combinazione dei due moti circolari distinti, esso è più prossimo a un’ellisse che non a un cerchio e non necessariamente appartiene a un unico piano.
Tale movimento, che appare essere unico, risulta dunque come combinazione di queste due rotazioni più semplici.
La rapidità del movimento può dare l’impressione che nel suo complesso sia stata compiuta, con approssimazione più che accettabile, una rivoluzione in senso stretto.
Restando nell’ambito del colpo preso in esame, vediamo in che modo esso si traduca negli effettivi movimenti compiuti partendo proprio dalla posizione iniziale: gomito basso sulla linea del pettorale (Yin), mano (o, per meglio dire, pugno chiuso) sulla linea della spalla (Yang) in posizione arretrata.
Come visto in precedenza, un movimento è quello di rotazione dell'intera catena attorno alla cerniera-spalla; un altro è quello di rotazione del solo avambraccio attorno alla cerniera-gomito. La combinazione dei due produce la traiettoria del pugno nello spazio, definita “rivoluzione”.


Ora restituendo tridimensionalità agli elementi in gioco eseguiamo la “rotazione” del pugno attorno alla cerniera mano-polso (pugno che adesso ha uno sviluppo geometrico nello spazio), dando luogo appunto a ciò che i Maestri indicano come movimento di “avvitamento”, compiuto nel momento in cui il colpo giunge a bersaglio.


La combinazione quasi istantanea di questo flusso di movimenti, che dalla spalla arriva al polso, costituisce la natura del colpo nel suo complesso.


Per rendere un’idea sempre più precisa di ciò che accade nella realtà, è necessario introdurre a questo punto un parametro fondamentale agli elementi che sono stati fin'ora considerati quali semplici oggetti geometrici. Tale parametro è la “massa”.
La massa è fisicamente distribuita per tutto il volume di ciascun elemento, la distribuzione della massa lungo il braccio non è soggetta a variazioni e questo fatto non può cambiare durante l’esecuzione del colpo.
Si potrebbe obbiettare che gli studenti si sentano ripetere che una buona esecuzione comporti sferrare il colpo facendo in modo che tutta la massa sia concentrata nel pugno, quasi il proprio braccio debba diventare il mazzafrusto dei Cavalieri Templari: vedremo come questo sia in parte vero e come verrà in aiuto all’intera trattazione.
Avendo introdotto la massa, il discorso si fa da subito molto più complicato, dal momento che occorre fare riferimento a concetti quali inerzia, peso, accelerazioni angolari e, considerando che gli elementi ruotano attorno a degli assi, è necessario introdurre il loro momento d’inerzia, ovvero l’equivalente della massa per un corpo in rotazione.
Tutto questo finisce per complicare enormemente l’intero discorso, distraendo da ciò che si voleva descrivere in un primo momento.
È bene dunque introdurre una serie di semplificazioni che nulla andranno a togliere alla bontà di quanto finora affermato.
Per prima cosa il pugno verrà considerato di estensione geometrica molto ridotta, il che vuol dire che tutta la sua massa è concentrata in uno spazio molto ristretto, quasi un punto; sempre nel pugno si ipotizza concentrata anche la massa degli altri elementi, che tornano a essere semplici sviluppi geometrici.
L’analisi dinamica risulta dunque molto più semplice e in più richiama quanto già detto a proposito di ciò che i maestri insegnano e cioè che il braccio va considerato una sorta di mazzafrusto.
Affinchè dunque il colpo sia efficace è necessario fare in modo che tutto ciò venga simulato quanto più fedelmente possibile ed è a questo punto che interviene in nostro aiuto un altro concetto: il "peso".
Cerchiamo dunque di spiegare per quale ragione si insista tanto sul fatto che l’intento dell’allievo debba essere quello di concentrare nel pugno tutta la massa del braccio, sebbene sia stato detto che questo fisicamente non è possibile.
Prima di procedere, ritengo sia doveroso avanzare una precisazione: durante le lezioni si sentirà sempre parlare di rilascio del peso, lanciare il peso o espressioni simili; a rigor di logica, ai fini della nostra trattazione, è più corretto parlare però di inerzia.
Questo per una ragione su tutte: il peso è la forza di attrazione gravitazionale che agisce sulla massa di un corpo ed è sempre diretta verso il basso. L’inerzia (che fisicamente è sempre una forza) si definisce invece come la tendenza di un corpo a mantenere il proprio stato di moto o di quiete, nel momento in cui una forza esterna interviene a mutarlo.
A questo punto occorre però fare una doverosa precisazione: quanto affermato riguardo all’inerzia è valido solo se la traiettoria del corpo è rettilinea; nel nostro caso invece le traiettorie descritte non lo sono e dunque sarà necessario riferirsi ad altri parametri. Si è visto che la massa di un corpo in rotazione prende il nome di momento d’inerzia ed esso misura la difficoltà a variare il moto del corpo attorno al proprio asse. È una caratteristica fisica dell’oggetto che dipende da diversi fattori, come la distribuzione della massa nel volume, dalla forma dell’oggetto, dall’asse di rotazione e così via: cambiando uno di questi parametri, per uno stesso oggetto, cambierà il momento d’inerzia. Ciò non toglie però che esso abbia delle caratteristiche peculiari che tendono a ripetersi: in generale sarà tanto più elevato quanto maggiore è la distanza tra l’asse di rotazione e la zona in cui è concentrata la massa.
Tanto maggiore è il momento d’inerzia, tanto maggiore sarà la difficoltà a porre in rotazione l’oggetto attorno a quel particolare asse; di contro però sarà altrettanto difficile arrestare la rotazione dello stesso oggetto, intervenendo dall’esterno.
L’allievo dunque, che ha seguito gli insegnamenti del maestro, avrà la possibilità di sfruttare questo stato di cose a proprio vantaggio.
Giocando con la propria muscolatura, egli cercherà di imprimere alla massa del pugno un’accelerazione angolare quanto più elevata gli sarà possibile; raggiunta l’accelerazione massima che il suo livello di allenamento gli consente, non dovrà fare altro che decontrarre la muscolatura lasciando che il momento d’inerzia del pugno, di valore elevato perché la massa è distante dall’asse di rotazione posto in corrispondenza del gomito, conduca a bersaglio il colpo con la massima intensità.
Quanto più la muscolatura sarà decontratta, tanto minore sarà la forza che potrà ridurre il momento d’inerzia di cui la massa si è dotata inizialmente e dunque tanto più efficace sarà il colpo sferrato. Se l’abilità di chi pratica è molto elevata, si avrà proprio l’impressione che tutta la massa del suo braccio sia concentrata nel pugno, il che si ottiene per via del fatto che l’estremità libera della catena (pugno), durante la “rotazione”, è posta alla distanza maggiore dall’asse di rotazione (gomito e/o spalla) rispetto gli altri elementi (avambraccio e/o braccio) e può imprimere quindi una forza maggiore.
Con questa meccanica di movimento le accelerazioni sono molto elevate e le forze che si possono opporre al momento d’inerzia del pugno sono assai limitate, proprio in virtù del fatto che i buoni praticanti arrivano a decontrarre all’estremo la muscolatura, lasciando che l’inerzia giochi un ruolo preponderante nel trasmettere quasi completamente l’energia accumulata nella massa concentrata all’estremità della catena cinematica."


Con questa spiegazione viene descritto scientificamente ciò che accade durante l'esecuzione dei movimenti e ci aiuta a capire ciò che si prova quando si viene a contatto con tali movimenti.

Buon allenamento....



2 aprile 2020

Il Pugno Yin e le sue caratteristiche

Ciao questa sera continuiamo il discorso sui pugni praticati nel Kung Fu che studio.

L'ultima volta ho parlato del Pugno Yang, questa sera vi parlerò del Pugno Yin.
Il nome corretto dei due pugni è "Yang Tiong Kun" e Im Tiong Sam Kun", le denominazioni Yin e Yang non sono state messe a caso ma prendono il nome dal posizionamento finale della mano secondo la tradizione cinese.

Il pugno Yin è un pugno che può apparire molto simile al pugno verticale utilizzato in molte Arti Marziali, questo pugno però a differenza di molti pugni verticali va ad impattare sul bersaglio con le ultime tre nocche della mano (medio, anulare e mignolo), durante la sua esecuzione la mano effettua una rotazione interno-esterno, il gomito viene mantenuto basso ed infine avviene l'allineamento tra le tre nocche, il polso ed il gomito.
L'angolazione finale della mano è di circa 45°come quella del Pugno Yang.

Il pugno viene lanciato verso il bersaglio con l'idea di scaricare tutto il peso al suo interno, anche in questo pugno, come in tutte le altre tecniche, l'idea non è quella di sfondare ed oltrepassare il bersaglio, il principio cardine è quello di trasmettere tutto il peso e tutta l'energia cinetica sviluppata all'interno del corpo colpito con il fine di creare un'onda d'urto.

Questo tipo di lavoro è concettualmente simile alla meccanica che si usa quando si utilizza un martello (per questo ho utilizzato il martello come logo della pagina), quando si utilizza il martello si lancia il suo peso verso il bersaglio per poter impiantare un chiodo o altro all'interno di una superficie.




In relazione a quanto sopra esposto, quando sferriamo il pugno lo lanciamo verso il bersaglio concentrando tutto il peso nella mano togliendo tutti i possibili blocchi articolari e contrazioni muscolari che lo renderebbero più leggero.

Come ho già detto in passato il Kung Fu che pratico utilizza una meccanica dei movimenti denominata "Forza d'Urto ad Impulso" (Pulse Shock Power).

Sulla base di questa meccanica parliamo del rilascio di energia nei colpi "Hoat Keng", questo rilascio non è altro che la capacità del praticante di trasmettere quanta più energia cinetica riesce a sviluppare ed a trasferirla all'interno del bersaglio colpito.





Buon Allenamento!!!!



26 marzo 2020

Il pugno Yang e le sue caratteristiche.

Dopo una lunga pausa oggi torno a scrivervi e il tema che ho scelto riguarda l'aspetto tecnico del pugno che nella nostra scuola viene chiamato "Pugno Yang".

Il Pugno Yang (Yang Tiong Kun) ha molto in comune con il pugno orizzontale praticato in diverse arti marziali, ci sono però alcune particolarità che lo rendono sostanzialmente diverso.

Come in molti altri sistemi l'area di contatto con il bersaglio è circoscritta alle due nocche dell'indice e del medio. Nel Pugno Yang però la posizione finale della mano non è orizzontale, il pugno quando trova il bersaglio si arresta con un'angolazione di circa 45°.

La suddetta angolazione non viene determinata da una necessità coreografica o da un forzato riscontro matematico. L'angolazione finale del pugno è il risultato dell'allineamento della mano con le ossa del radio, dell'ulna e del gomito.

Tale allineamento nasce dalla necessità di preservare l'articolazione del polso da eventuali traumi dovuti sia dall'impatto con un corpo molto duro che dall'impatto con un corpo che si sposta a causa del colpo ricevuto, con conseguente scivolamento laterale della mano.





Un'altra sostanziale differenza del Pugno Yang è la meccanica del movimento.

Nel Kung Fu che pratico non si utilizza la Forza di "Spinta" per generare potenza nei colpi, diversamente si utilizza una Forza ad "Impulso", di conseguenza il pugno quando arriva a bersaglio non effettua una pressione sul corpo come se dovesse oltrepassarlo, il Pugno Yang quando arriva a bersaglio rilascia tutta l'energia cinetica acquisita nel lancio e la scarica all'interno del bersaglio stesso.
Questo particolare modo di eseguire il pugno fa sì che spesso chi riceve il colpo non sente l'effetto dell'impatto sulla superficie colpita ma lo avverte all'interno del corpo (ad es. su un colpo alla parete addominale viene avvertito  il dolore vicino alla colonna vertebrale).

Questo concetto è alla base di ciò che chiamiamo il "Rilascio dell'Energia" (Hoat Keng).





Buon Allenamento!!!




2 novembre 2019

Incontro delle "Forze"


Oggi vi propongo una riflessione su come la Tradizione Filosofica Cinese sia parte integrante nell'apprendimento del nostro sistema di Kung Fu.

E' ormai risaputo che il corpo umano è in grado di generare forza ed energia cinetica ed è in questo contesto che intendo far conoscere come il nostro sistema di combattimento, il quale affonda le proprie conoscenze nella Tradizione Cinese, permetta di mettere in pratica antichi concetti e teorie filosofiche dell'antico Oriente come i concetti dei "5 Elementi", l'equilibrio tra "Yin e Yang" o l'applicazione del "Detachment"in un contesto di lotta.

Ad ogni azione corrisponde sempre una reazione (Karma), questo vale anche durante le azioni di un combattimento.
Durante un attacco il pugno viene scagliato verso il bersaglio, contemporaneamente il difensore per difendersi lancia il suo braccio verso quello avversario. Entrambe le braccia si spostano con forza lungo la loro traiettoria fino ad impattare fra loro.
Nel momento del contatto nasce una relazione tra le forze vettoriali che entrambe le braccia sprigionano!








E' proprio nel momento dell'impatto che gli antichi concetti ci vengono in aiuto e ci insegnano come reagire alla situazione. 
Rispettando i concetti dello Yin e dello Yang, quando riceviamo una forza Yang non possiamo rispondere anche noi con una forza Yang, altrimenti si cadrebbe in uno scontro forza contro forza ed il più grosso e pesante avrebbe indubbiamente la meglio.

Al contrario all'arrivo di una forza Yang si deve rispondere con una forza Yin uguale e contraria che la annulli ristabilendo così l'equilibrio tra le forze opposte.
Per riuscire ad applicare questo equilibrio tra le forze si dovranno eseguire dei movimenti ben precisi nel rispetto di un altro concetto cardine della Tradizione Cinese, la teoria dei 5 Elementi.
In un contesto di combattimento la teoria dei 5 Elementi ci corre in aiuto sfruttando il concetto del ciclo distruttivo dei suddetti elementi: ...Metallo distrugge Legno - Fuoco distrugge Metallo - Acqua distrugge Fuoco - Terra distrugge Acqua - Legno distrugge Terra...




I nostri arti ed il nostro corpo, guidati dalle forze Yin o Yang, produrranno dei movimenti adeguati alle azioni dell'avversario nel rispetto della teoria dei 5 Elementi, ad esempio ad un attacco Metallo rispondo con un movimento Fuoco, ad un attacco Acqua rispondo con un movimento Terra ecc...

Infine per far si che sotto attacco si riesca a mettere in pratica quanto descritto sopra, ci si dovrà affidare al principio cardine del nostro sistema, il principio Buddista del Distacco.
Il Distacco (Detachment) è molto importante sia sul piano emotivo che su quello Fisico.
Se fisicamente non si applica il distacco dei vari distretti corporei non si riesce ad esprimere la forza cinetica necessaria per lanciare colpi devastanti (Hoat Keng) tipici del nostro sistema, la muscolatura resta connessa e la forza anziché andare tutta a bersaglio viene dissipata lungo il suo percorso dai vari blocchi muscolari che incontra.
Sul piano emotivo l'assenza del Distacco influisce negativamente sulle reazioni agli attacchi le quali risulteranno più lente e inadeguate.


Quanto descritto è parte indissolubile del nostro Kung Fu il quale ha mantenuto all'interno del suo bagaglio la ricca eredità della Tradizione Cinese, tutto ciò non è solo un impianto teorico aggregato al sistema ma al contrario è la struttura che gli da forma.






20 luglio 2019

Hammer Fist Torino

Ciao, oggi vi voglio parlare del Kung Fu che insegno e della scelta del nome di questo blog.

Il mio percorso marziale ebbe inizio nel 1982 all'età di 13 anni con il Karate ma iniziai a praticare il Kung Fu nel 1988 con il Tai Chi, passando poi allo Shaolin del Nord per un anno circa per poi tornare alla pratica del Karate. 
Solo nel 1997 iniziai nuovamente ad allenarmi nel Kung Fu con la pratica del Wing Chun

Nel Wing Chun trovai l'Arte Marziale che stavo cercando e da allora mi sono allenato costantemente per cercare di raggiungere il massimo delle mie capacità.

Durante questi anni ho avuto la possibilità di studiare con diversi Maestri (Sifu) dai quali ho potuto apprendere molto, ognuno di loro ha contribuito nella mia ricerca marziale e nella mia formazione personale.

Il Kung Fu che oggi pratico ed insegno è il risultato dello studio che porto avanti da decenni arricchito da tutte quelle peculiarità che ogni Sifu mi ha tramandato, ai quali rendo la mia gratitudine.

Dei vari lineage  che ho studiato, quello che ha maggiormente influenzato il Kung Fu che insegno è stato il "Black Flag Wing Chun" del Sifu Lin Xiang Fuk.

Il sistema che insegno adotta una meccanica dei movimenti denominata ad "impulso", la forza  di un colpo non viene generata da una spinta con relativa rotazione del bacino/tronco ma è generata dal lancio degli arti verso il bersaglio come avviene quando si usa un martello.

Proprio per questo tipo di meccanica dei movimenti ho deciso di rappresentare la mia scuola con il logo che rappresenta un martello.